Calvi Risorta
Cales e l'Altocasertano su "Civiltà Aurunca"

Paolo Mesolella

E' appena uscito il numero 42 di "Civiltà Aurunca", la prestigiosa rivista trimestrale di cultura e storia fondata nel 1983 da Franco Compasso e che annovera tra i suoi collaboratori illustri professori universitari quali Antonio Grella (rettore della II Università di Napoli), Francesco Leoni, Rosanna Cioffi, Renato Filippelli, Tommaso Pisanti, Rosa Carafa e lo stesso direttore Silvano Franco. Scopo dichiarato della rivista, quello di studiare dal punto di vista storico e artistico l'area aurunca, ma anche quello di ampliare il proprio interesse a due zone (la Ciociaria e l'Altocasertano) che erano parte dell'antica provincia di Terra di Lavoro. Lo scopo della rivista infatti è anche quello di ricostruire i legami culturali, politici e sociali esistenti  da sempre tra le popolazioni del Lazio meridionale e l'Altocasertano. Legame che può essere ben rappresentato dal ruolo svolto nei secoli dal fiume Garigliano. Così la sezione "saggi" si apre con uno studio di Arturo Costantini sul colera del 1854 in Ciociaria e continua con saggi di Raffaele Fiore e Marco Sbardella su Mondragone nei secoli e sulla fontana di Ferdinando IV a S. Giovanni in Carico. Segue la sezione "territorio" con due saggi. il primo di Albino Cece sulla toponomastica Itrana ed il secondo, di Paolo Mesolella su Cales, un itinerario storico archeologico alla scoperta della prima colonia di diritto latino in Campania, che nel III sec. a.C. diventò la capitale della Campania romana. Per la sua posizione strategica tra Campania e Lazio, infatti, fu crocevia di grandi civiltà: l'aurunca, l'etrusca, la sannitica, la latina. Una città così maestosa che lo storico Cerbone suppose contasse 22 mila famiglie per un totale di 66 mila abitanti; e che fosse stata fondata prima di Roma, almeno 2000 anni prima di Cristo. Chiude la rivista un'interessante scheda di Francesco Miraglia sulla storia e i monumenti di Carinola. Una rivista questa che ci piace segnalare per il rigore dei saggi e delle proposte, ma anche perché sono veramente poche le riviste di storia che studiano seriamente il nostro territorio. 

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